lunedì 4 giugno 2012

EVOLUZIONE DELLA COMUNICAZIONE

In economia si deve ad Harold Innis la teoria delle “staples” (risorse naturali) che caratterizzano l’evoluzione dei paesi dipendenti. Partendo dallo studio delle staples, Innis era giunto alla identificazione dei mezzi di comunicazione come “materia prima” per lo studio dell’economia e dell’evoluzione della civiltà. Egli evidenziò che gli sviluppi tecnologici nella comunicazione implicano una riduzione dell’area di distribuzione del materiale e allargano l’area di ricezione che investe grandi numeri di persone impossibilitate a rispondere direttamente. Coloro che si trovano sul versante ricevente del materiale che proviene da un sistema centrale meccanizzato vengono esclusi dalla partecipazione ad una sana, vigorosa e vitale discussione.
Il problema dell’accesso alle informazioni è tuttora argomento di particolare attualità se si pensa soprattutto agli sviluppi tecnologici nella comunicazione globale e nella ricerca dei dati, grazie ai quali si prospetta oggi una comunicazione elettronica on-line. Il tema costituisce una delle tematiche centrali attorno alla quale ruota il dibattito in corso su quella che viene definita “società dell’informazione”.
Gli sviluppi della comunicazione “a” e “per” il cittadino devono un grosso tributo alla tecnologia che permette oggi di disporre di giornali, testi di conferenze, documenti tecnici e quant’altro, attraverso network istituzionali o commerciali, accelerando così l’accesso alle informazioni anche in regioni del mondo dove tale materiale è limitato o inaccessibile. La società dell’informazione muta, quindi, le condizioni normali dell’uomo nei confronti del tempo e dello spazio. Oggi è possibile avere, infatti, accesso in tempo reale a qualsiasi collegamento nel pianeta: questo significa che si assiste ad una riduzione del tempo ed ad una dilatazione dello spazio.
Ai vantaggi di tipo, per così dire, distributivo, si affiancano alcune problematiche del tutto nuove: ad esempio dal punto di vista economico-legale l’argomento include basilari diritti della persona umana, la protezione del consumatore, la difesa della proprietà intellettuale e della privacy, senza parlare degli aspetti riguardanti tutte le trasformazioni attuate e quelle ancora in embrione sul mercato del lavoro.
La penetrazione delle nuove tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni sta trasformando radicalmente l’economia e la società, il modo di produrre e di consumare, la struttura e l’organizzazione delle imprese. La conseguenza è che la crescita socio-culturale di fette sempre più ampie di popolazione, le mutate condizioni del mercato con l’intensificazione di fattori commerciali, l’affermazione della telematica e di mezzi di comunicazione sempre più sofisticati, provoca una decisa evoluzione del concetto di comunicazione: non più intesa come semplice processo di trasmissione di informazioni a prevalente carattere commerciale, ma come capacità organizzativa di acquisire consenso nel sociale.
L’attuale rivoluzione tecnologica, con l’avvento della società dell’informazione, sta evidenziando la necessità di rendere ogni attività più efficace ed efficiente e scatena, quindi, le forze dell’innovazione in un sistema competitivo reso ormai globale per tutte le imprese, grandi e piccole. 
In questa sede, oltre a descrivere brevemente l’argomento relativo all’evoluzione della comunicazione delle informazioni, prendendo spunto dall’attuale processo di sviluppo delle tecnologie informatiche e di globalizzazione, cercheremo anche di delineare un quadro del mercato dell’editoria in Italia analizzando quanto tale mercato rivesta caratteri di democraticità e soffermandoci anche su alcune implicazioni che riguardano il mercato del lavoro.


1. Cittadini e informazioni: La comunicazione come risorsa


La comunicazione è stata definita  un caso particolare di trasporto di una certa entità, detta informazione che ne costituisce il prodotto. Per i teorici della comunicazione il termine “informazione” indica un “segnale organizzato”, mentre generalmente per informazione si intende qualcosa che sia comprensibile e interpretabile.
La crescita dell’informazione pubblicata è diventata un serio problema a partire dalla fine della II guerra mondiale al punto che al fenomeno è stato dato il nome di “esplosione dell’informazione”. La nostra civiltà è, infatti, caratterizzata da una crescita esponenziale dei documenti e semi-documenti che produce. Questo smisurato aumento dei documenti è dovuto alla produzione proveniente dalle diverse strutture culturali, economiche, industriali, istituzionali ed il settore pubblico è forse tra i più grandi produttori di informazioni che interessano sia il settore privato che i cittadini.
Alla pluralità di soggetti produttivi di informazione si affianca un parallelo aumento delle richieste di accesso all’informazione.
La mole eccessiva di documenti prodotti si accompagna d’altro canto ad un rapido processo di decomposizione degli stessi. Questa sovrabbondanza di informazione richiede perciò dei sistemi selettivi di conservazione e lettura.
In quest’ottica la pietra miliare nella storia delle comunicazioni è senza dubbio rappresentata dall’avvento del computer e dall’utilizzo delle tecniche di comunicazione conosciute per estenderne la potenza al di là della stanza in cui lo stesso è contenuto.
Agli inizi del 15° secolo Gutenberg ha rivoluzionato il mondo rendendo possibile la diffusione del sapere attraverso la stampa. Oggi con la comparsa di computer multimediali, i libri sembrano essere sostituiti da floppy disk e CD-Rom, che permettono di archiviare non solo testi, ma anche suoni e immagini fisse o in movimento. Le nuove tecniche offrono numerosi vantaggi per gli utilizzatori costituendo un buon supporto per gestire complesse informazioni in maniera da poter essere utilizzate in campi differenti (educazione, medicina, industria) e per diverse applicazioni.
Questo significa, in altre parole, che viene sempre più affermandosi la c.d. “società dell’informazione”: una società che offre ad ognuno un ammontare di informazioni di tutti i generi e qualità, spesso in formati non tradizionali che fanno riferimento a immagini e multimedia. La società dell’informazione trae, quindi, la propria linfa vitale dalle opportunità via via offerte dalle moderne tecnologie dell’informazione, opportunità che costituiscono la base di uno sviluppo globale in cui anche il nostro paese dovrà trovare una propria collocazione.
La nostra società è del resto definita spesso come “post-industriale”, nel senso che tende verso la creazione di sistemi economico-sociali in cui predominano la gestione e il trattamento dell’informazione sulla manipolazione di beni materiali. Tra le sue caratteristiche più rilevanti, lo sviluppo dell’automazione e del terziario sono quelle che vengono indicate con i maggiori consensi, come sicuri trend per gli anni a venire.
L’informazione viene, così, ad assumere una centralità ed un ruolo chiave, divenendo un bene e/o la risorsa principale di produzione, scambio e consumo mentre la conoscenza e la cultura, avvalendosi delle nuove tecnologie informatiche ed elettroniche, riescono a migliorare la gestione e la razionalizzazione di molti settori di attività economico-sociale.
Da qui la rilevanza del fattore “innovazione” sia tecnologico che organizzativo. Le nuove tecnologie, infatti, facilitando e ampliando la sfera dell’offerta e della domanda di nuovi servizi e/o prodotti finiscono con l’avere un impatto rilevante su tutto il sistema sociale e ambientale interessando il singolo, riuscendone a modificare abitudini, costumi e stili di vita.
L’informazione diventa oggetto di prima necessità e in cambio gli oggetti di prima necessità assumono il carattere di informazione. Come sostiene McLuhan, l’apprendimento e la conoscenza diventano sempre più importanti e grazie alla tecnologia elettronica, tutte le forme di impiego sono la risultante del movimento dell’informazione.
A tale proposito ci si può domandare se le nuove tecnologie possano rappresentare una occasione di sviluppo: in realtà il fulcro di questa fase di sviluppo è strettamente collegato alla consacrazione dell’ultima figlia del mercato, la merce immateriale per eccellenza: la merce informazione.
Infatti quando si parla di informazione si fa riferimento alla categoria delle risorse intangibili :quelle risorse che “pur non riflettendo una misura tangibile della gestione economica aziendale sono di fondamentale importanza per la vita e l’evoluzione armonica nel lungo periodo del sistema aziendale”. L’informazione è quindi, in quest’ottica, risorsa tanto quanto lo sono il lavoro e il capitale e risulta determinante per i processi di incremento valoriale d’impresa e dell’intero sistema capitalistico.
L’informazione non è più fine a se stessa e da questo nasce una crisi epocale per cui, ad esempio, il giornalista diventa un funzionario d’azienda mentre il destinatario della notizia è visto come un semplice consumatore. Poiché l’informazione diventa un fatto produttivo ed economico, la libertà di stampa viene ad essere fondata sul puro profitto e subisce delle forti restrizioni: è una libertà con i limiti che il mercato le impone. Il giornalismo di massa tende a conquistare un più largo mercato e di conseguenza a peggiorare i suoi contenuti, trasformando l’utente in un consumatore che bisogna catturare a tutti i costi. 
Si può quindi affermare  che l’informazione è diventata negli ultimi anni un vero e proprio input di straordinaria importanza, inserito nel processo decisionale ma nello stesso tempo anche un output che contribuisce in maniera essenziale a svolgere la mobilitazione di risorse per creare redditività e distribuire il bene o il servizio prodotto.

Oggi il cittadino-utente è sempre più avido di informazioni e la disponibilità delle stesse misura in qualche modo il funzionamento e l’ampiezza della democraticità del governo-produttore.
Tuttavia, per le sue caratteristiche, la società dell’informazione tende ad emarginare chi meno conosce e chi non può, non riesce o non vuole apprendere e utilizzare le nuove tecnologie. E’ paradossale che, accanto ad una sovrabbondanza di informazioni, molte delle quali superflue, si corra il rischio di un’accentuazione della dicotomia tra chi sa e chi non sa, chi ha e chi non ha. E’ necessario perciò superare una visione eccessivamente “mercantilistica” della società dell’informazione. Oggi si tratta di gestire la società in condizioni di sovrabbondanza di informazione, di rapida obsolescenza, in una fase in cui diventa essenziale accrescere la densità di comunicazioni, relazioni, transazioni. Per questo motivo occorre che l’Europa, e soprattutto l’Italia, punti decisamente sull’alfabetizzazione informatica diffusa. 
L’alfabetizzazione rappresenta, infatti, lo snodo principale per un impegno istituzionale e culturale. Una indagine promossa dal Cnel ha analizzato a fondo il problema della dotazione di strumenti informatici presso le scuole italiane facendo emergere che, in base ad un campione di studenti delle scuole superiori, risultano esserci in media in Italia 35 utenti per computer
A tale proposito sembra interessante riportare alcune cifre sulla situazione italiana per ciò che riguarda la formazione scolastica. Stando al Rapporto Istat del 1998 in Italia negli ultimi 30 anni la scolarità complessiva è molto cresciuta in termini assoluti, ma non tanto quanto sarebbe necessario per competere con il livello raggiunto dai principali paesi europei. La quota dei cittadini che hanno conseguito un titolo di scuola secondaria superiore risulta inferiore alla media dei paesi dell’OCSE, mentre a livello di istruzione universitaria, dove confluiscono il 68% dei diplomati, i risultati sono altrettanto poco confortanti.
Sembra ovvio, ma è importante sottolinearlo, che l’alfabetizzazione informatica passa anche attraverso una scolarità di livello e qualità elevati e adeguati a quella degli altri paesi europei.

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